NEL CONFLITTO IN SUD SUDAN MIGLIAIA DI BAMBINI SONO STATI USATI COME SOLDATI. HANNO TRA I 15 E I 17 ANNI O ANCHE MENO, PER UN TERZO SONO RAGAZZE. SOTTRATTI CON LA FORZA AI LORO GENITORI E DALLE LORO CASE, BAMBINI E BAMBINE VENGONO RECLUTATI E ADDESTRATI AD UCCIDERE. E COMBATTONO PER SOPRAVVIVERE LORO STESSI.

La maggior parte di loro sono stati rapiti nel tragitto tra casa e scuola e costretti ad imbracciare le armi e combattere al servizio delle bande armate, sotto ogni tipo di sfruttamento e sopruso. Da febbraio 2018, un’équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) lavora insieme ad altre organizzazioni per aiutare questi bambini a reinserirsi nelle loro comunità. L’équipe di Medici Senza Frontiere, composta da medici e psicologi esperti, opera per trattare i numerosi casi di abusi sessuali e violenze di ogni genere, con l’aiuto di altri assistenti che si occupano del ricongiungimento familiare dei giovani.
Claudia Lodesani, presidente di Medici Senza Frontiere Italia, sottolinea come possa essere forte la tentazione del richiamo a tornare a far parte dei gruppi armati, dato che i ragazzi spesso non hanno valide alternative alle armi. I problemi legati a una vita così pericolosa sono numerosi: “le condizioni sono quelle dell’abbandono e della totale solitudine, perché è automatico che possano cadere nella tossicodipendenza e nell’alcolismo”.
Rapiti sulla strada verso scuola. Qualcuno dice di essersi unito volontariamente ai gruppi armati, ma erano minori quando hanno preso questa decisione e non ne comprendevano fino in fondo le conseguenze. Altri dicono di averlo fatto spinti dalle difficili condizioni familiari. La maggioranza, però, sono stati prelevati mentre andavano a scuola o a lavorare nei campi: raccontano di aver portato armi e di avere assistito e subito violenze.
MSF ha garantito loro assistenza medica e attività di salute mentale e recupero, per aiutarli a superare i traumi, i flashback e i pensieri suicidi, ad essere riaccolti nelle loro famiglie e a riprendere una vita normale.
12 febbraio 2020 – In coincidenza con la Giornata internazionale contro l'uso dei bambini soldato, l’UNICEF lancia un appello per i programmi che forniscono indispensabile assistenza ai bambini e ragazzi smobilitati da gruppi e forze armate nel Sud Sudan.
Senza finanziamenti aggiuntivi entro la fine di marzo 2020 potrebbe diventare impossibile garantire il delicato e costoso processo di transizione alla vita civile per circa 900 minorenni dei quali è stato già negoziato il rilascio.
Il programma triennale di reinserimento sociale ha un costo medio di circa 2.000 dollari per ciascun minore e include il supporto psicologico, la presenza di un operatore sociale dedicato a ogni singolo caso, le attività funzionali alla riunificazione familiare, l'istruzione e altri servizi vitali per aiutare questi bambini e ragazzi a ricostruire le propria vita.
L’UNICEF ha lanciato un appello da 4,2 milioni di dollari per il 2020 per coprire i costi delle nuove azioni di smobilitazione e reinserimento, e per consentire la prosecuzione del programma per i bambini e giovani già rilasciati.
Se il programma sarà adeguatamente finanziato, ne beneficeranno nell'arco dell'anno circa 2.100 bambini e giovani ex combattenti.
L'appello dell'UNICEF è rivolto in primo luogo al “Gruppo di Amici per i bambini nei conflitti armati” (Group of Friends of Children Affected by Armed Conflict), una piattaforma informale lanciata nel 2016 dall'UNICEF e dai governi di Canada e Svezia - che oggi include 23 componenti fra i quali anche Unione Europea, Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America.

STORIA DI TRE BAMBINI SOLDATO: LE TESTIMONIANZE

Ha solo 14 anni ma sembra molto più grande. Ha uno sguardo inespressivo, gli occhi puntati a terra. Comincia a raccontare. “Io sono stato un bambino soldato…”
“Avevo 12 anni quando sono stato reclutato dai gruppi armati in Sud Sudan.
Ero nel campo a piantare le patate, quando all’improvviso sono arrivati i militari. Mi hanno portato in prigione e mi hanno lasciato lì dentro per un mese. Mi hanno detto che mi avrebbero rilasciato solo se mi fossi arruolato. Dopo due anni sono riuscito a scappare.
Uno dei soldati con cui combattevo era originario della mia tribù e mi ha aiutato a fuggire, sono salito su un veicolo e ho raggiunto il campo rifugiati qui in Uganda.
Non so cosa farò in futuro…intanto vorrei riprendere ad andare a scuola”. Joseph e Paulo, 23 anni l’uno, 21 l’altro. Hanno le facce di due ragazzi appena maggiorenni. Joseph racconta la sua esperienza: «Avevo 13 anni quando ho chiesto di entrare nell’esercito (lo SPLA - Esercito di liberazione del Sud Sudan). I militari sono arrivati al mio villaggio per chiedere ad ogni famiglia il maschio più grande della casa. Stava andando mio padre, ma io ho pensato ai miei fratelli e alle mie sorelle, tutti più piccoli di me. Così ho deciso di andare, altrimenti chi avrebbe pensato a loro?» Paulo ha una storia simile. È entrato nell’esercito all’età di 12 anni «perché quando i militari sono venuti a chiedere un contributo ad ogni famiglia del mio villaggio, mio padre era lontano, era con il bestiame e sono dovuto andare io.» Joseph e Paulo hanno passato quattro anni ad addestrarsi tra fucili e marce, respirando un’aria troppo pesante, vivendo un tempo scandito da qualcun altro, un tempo che per loro non era stato assicurato da nessuno, un tempo che loro e tutti gli altri bambini soldati non riavranno più.

Bambini soldato, una testimonianza dall'Uganda

Raccogliere la testimonianza di un bambino soldato è un'esperienza che suscita molteplici riflessioni. In Uganda abbiamo intervistato un ragazzo di soli 14 a...

Circa il 35% dei ragazzi soffre di disordini da stress post-traumatico; anche la depressione è molto comune. In molti vediamo una varietà di sintomi, che vanno dai flashback ricorrenti ai pensieri intrusivi. Alcuni sentono di essere tornati in mezzo ai combattimenti, altri vengono colpiti da pensieri e visioni incontrollati mentre vivono la loro vita quotidiana, e cadono nello sconforto. Altri ancora hanno pensieri suicidi e autolesionisti. Nelle comunità dove il conflitto ha avuto un maggiore impatto, alcuni bambini sono stati rifiutati e temono di non essere mai più accettati. Di fronte a tutto questo, ci chiediamo, quali aspettative possono rimanere a un bambino che ha subìto un trauma del genere? In generale, tutti i bambini in guerra hanno paura per il proprio avvenire, proprio perché non possono andare a scuola, e temono che non riusciranno a rimettere insieme i pezzi del proprio futuro. Quando si ascoltano storie del genere, nessun manuale ti insegna come reagire, che reazione avere. Ciò che pensi è che devi avere rispetto per tutto ciò che questi ragazzi hanno subito e tutto ciò che non hanno avuto.

di LORENZO SIMONETTI, 3°A  MEDIA, EDUCANDATO STATALE EMANUELA SETTI CARRARO DALLA CHIESA

Le fonti che ho utilizzato per questo articolo sono:

Bambini soldato, una testimonianza dall'Uganda

Raccogliere la testimonianza di un bambino soldato è un'esperienza che suscita molteplici riflessioni. In Uganda abbiamo intervistato un ragazzo di soli 14 a...

Sud Sudan: Ex bambini soldato tornano nelle loro comunità - Medici Senza Frontiere Italia

Nel conflitto in Sud Sudan migliaia di bambini sono stati usati come soldati. Hanno tra i 15 e i 17 anni o anche meno, per un terzo sono ragazze. Vengono prelevati mentre vanno a scuola o sono spinti a farlo per le difficili condizioni di vita. Portano armi e subiscono o testimoniano violenze.

Bambini soldato, lo scempio dei 23 Paesi del mondo che li mandano in guerra

ROMA - Si mobilitano tutte le Ong che combattono contro le guerre e contro lo sfruttamento di minorenni per vincerle, nella giornata internazionale delle Nazioni Unite sui bambini soldato. Va da sé che, con l'aumentare di conflitti e terrorismo, il numero ufficiale di 250.000 minori martorizzati è in difetto.

Sud Sudan, 650 bambini col kalashnikov nelle trincee della guerra civile

Da quando ha avuto inizio nel dicembre 2013 la crisi del Sud Sudan si stima che circa 16.000 bambini siano stati reclutati da gruppi e forze armate.

Sud Sudan, ex bambini soldato tornano nelle loro comunità: "Percorso difficile ma gratificante"

ROMA - Un anno fa, équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno avviato un progetto per aiutare gli ex bambini soldato in Sud Sudan a reintegrarsi nelle loro comunità. Il più piccolo di loro ha 10 anni; un terzo sono ragazze. Hanno portato armi e subito o testimoniato violenze.

Bambini soldato, una testimonianza dall'Uganda | Save the Children Italia

Raccogliere la testimonianza di un bambino soldato è un'esperienza che suscita molteplici riflessioni. In Uganda abbiamo intervistato un ragazzo di soli 14 anni che ha vissuto questo dramma ed è stato costretto a combattere come bambino soldato.

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Ganiko, 12 anni, è uno dei 3.700 ex bambini soldato assistiti dall'UNICEF dal 2015 a oggi nel Sud Sudan - ©UNICEF/UN0276003/Rich 12 febbraio 2020 - In coincidenza con la Giornata internazionale contro l'uso dei bambini soldato , che ricorre oggi, 'UNICEF lancia un appello per i programmi che forniscono indispensabile assistenza ai bambini e ragazzi smobilitati da gruppi e forze armate nel Sud Sudan Senza finanziamenti aggiuntivi entro la fine di marzo potrebbe diventare impossibile garantire il delicato e costoso processo di transizione alla vita civile per circa 900 minorenni dei quali è stato già negoziato il rilascio.

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La guerra civile sud sudanese dura da sei anni e ha causato oltre 400mila morti, due milioni di sfollati e il reclutamento forzato di migliaia di bambini soldato. Nel 2011, dopo anni di tensioni e un referendum, nasce il Sud Sudan.