Cosa accade nei Paesi del Nord dove tutto sembra scorrere tranquillo?

Lì dove si pensa non ci siano troppi problemi?

La realtà è un’altra. La Svezia, un Paese del Nord Europa, ha un problema sanitario importante: la salute mentale.

Negli ultimi vent’anni, in Svezia, centinaia di bambini e ragazzi si sono ammalati di una patologia misteriosa, a tratti inspiegabile, nei sintomi e nelle cause. Tale malattia ha preso il nome di “upgivenhetsyndrom”e (in italiano, sindrome da rassegnazione) e colpisce solo giovani richiedenti asilo.

Si tratta di un condizionamento legato ad uno stato di benessere acquisito, ma difficile da gestire? Di giovani che si sentono fuori luogo in quel contesto? Oppure è un malessere che nasce da un sentimento di sconfitta per non avere trovato ciò che si cercava? O, infine, è una forma di spaesamento?

Confusi? Tranquilli, ora ci spieghiamo meglio.

La sindrome da rassegnazione si manifesta attraverso una serie di sintomi variabili, come la perdita del linguaggio, disturbi del sonno e mancanza di appetito. La fase acuta della malattia, nota come stato catatonico, colpisce tutti i pazienti. In questa fase, i giovani smettono di muoversi e cadono in uno stato di incoscienza totale, necessitando di alimentazione tramite sondino. Sebbene le funzioni vitali rimangano stabili, questa condizione può protrarsi per mesi o addirittura anni senza morti accertate.

Le cause della sindrome sono ancora oggetto di studio, ma si ipotizza che l’insicurezza e la paura per il futuro siano tra i principali fattori scatenanti. I giovani richiedenti asilo sono particolarmente vulnerabili, poiché vivono nell’incertezza riguardo al loro status e temono il ritorno nei loro paesi d’origine, dove hanno spesso subito violenze e traumi.

La malattia colpisce esclusivamente bambini e ragazzi, con un’età media di insorgenza dei sintomi intorno agli 11 anni. È stata osservata una correlazione tra la sindrome da rassegnazione e la provenienza da specifiche aree geografiche e culturali, ma non tutti gli esperti concordano su questa ipotesi.

“Uno studio effettuato sui 46 giovani ha evidenziato che il 93,5% di essi ha subito persecuzioni nel Paese natale, che il 69,6% appartiene a una minoranza etnica o religiosa e che solo il 17,4% proviene da una zona di guerra (riporta Gaia Cellante in un articolo del 2021)

In Svezia, la sindrome da rassegnazione sembra essere comunque particolarmente diffusa, tuttavia le istituzioni svedesi hanno fatto poco per affrontare il problema, limitandosi principalmente a riconoscere la sindrome come una malattia e a concedere permessi temporanei ai pazienti e alle loro famiglie.

Il cambiamento delle politiche migratorie, negli anni 2015-2016, con restrizioni sempre più severe sull’accoglienza dei migranti, ha inoltre aggravato la situazione per i giovani richiedenti asilo.

Come opera MSF in questi contesti?

Il primo intervento di Medici Senza Frontiere risale al 2004 quando hanno contribuito ad aiutare giovani extracomunitari con circa 367 sessioni di primo soccorso psicologico. Il loro lavoro si è protratto fino al 2016 per rispondere alle carenze nell’assistenza sanitaria mentale dei richiedenti asilo nel comune di Gotëne.

L’assistenza è stata fornita a famiglie, uomini e minori non accompagnati provenienti da vari Paesi attraverso un modello olistico che include screening, sedute individuali e di gruppo, psico-educazione, primo soccorso psicologico e mediatori culturali per garantire una comunicazione efficace.

Il progetto ha collegato infatti i richiedenti asilo alle reti comunitarie per soddisfare le loro esigenze, anche quelle non mediche.

L’obiettivo di MSF è, infatti, di migliorare la salute mentale dei richiedenti asilo e chiedere al Paese ospitante un miglioramento dei servizi a loro destinati.

“Nel 2016, 122 richiedenti asilo sono stati esaminati, il 32% ha ricevuto consulenza individuale e il 19% è stato segnalato ai servizi locali. 466 richiedenti asilo hanno partecipato a sessioni di psico-educazione, briefing culturali e hanno rcevuto informazioni di tipo sanitario; 367 hanno usufruito di primo soccorso psicologico”, raccontano i volontari di MSF.

Ancora oggi, MSF si occupa di questo problema, seppure negli anni sia riuscito ad ottenere un netto miglioramento.

 

Fonti

www.lospiegone.com

www.medicisenzafrontiere.it

 

Autori: Giuseppe Passarello e Giorgio Tosini

Scuola e classe: 2E IC Guglielmo Marconi Palermo

Insegnante di riferimento: Daniela Conte