Siamo tutti d’accordo nel dire che i migranti scappano dalle loro nazioni per necessità di benessere fisico e mentale, ma siamo sicuri che riescano a scappare da quest’ultimo? La Turchia ospita il maggior numero di migranti e rifugiati al mondo (quasi 4 milioni di rifugiati di cui la maggior parte siriani) e molti di loro o in Turchia o nel tragitto o nel loro paese anno subito dei traumi che hanno generato in loro un non benessere di tipo psicologico. Per poter afferrare bene il concetto bisogna sapere quali sono i problemi di tipo psicologico pertanto ecco cosa riporta Medici Senza Frontiere a riguardo:

 

Con l’espressione salute mentale si fa riferimento a uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni.”

 

Ecco la storia di una donna in Turchia scappata dalla Siria.

 

 

Perché scappano?

 

La migrazione fa parte del comportamento dell’essere umano da molto tempo d’altronde l’America fu fondata da uomini e donne andati via dal proprio paese per cercare lavoro e condizioni di vita migliori. Ecco adesso il concetto è lo stesso, uomini e donne scappano in cerca di condizioni di vita migliori solo che durante i loro viaggi subiscono diversi tipi di violenza tra cui: sessuale, fisica, mentale e di ogni altro tipo pertanto subiscono determinati traumi che danneggiano la salute mentale. Un altro fattore che influenza i migranti e che li può danneggiare è la perdita di uno status sociale: magari quelle stesse persone che noi incontriamo fuori dal supermercato a fare l’elemosina nel loro paese erano importanti, loro venendo in un nuovo Paese hanno rinunciato al ruolo importante che avevano nel loro paese. Pertanto, come dimostrato da uno studio condotto in Turchia nel 2017, le persone erano danneggiate moralmente anche dall’aver perso il proprio status sociale.

Tornando sulla migrazione di questi individui un ulteriore fattore determinante è il dover girare molto prima di dover trovare un paese che li accolga dato che al giorno d’oggi molti paesi rifiutano di attuare quanto stabilito dalla Convenzione di Ginevra:

“nessun rifugiato può essere respinto verso un paese in cui la propria vita o libertà potrebbero essere seriamente minacciate”

 

Il bagaglio mentale dei migranti.

Come espresso da un report dell’UNHCR del 2010, circa 50 Mln di immigrati sono stati sfollati dai propri paesi (principalmente il Medioriente e Africa subsahariana) alcuni di questi poi sono stati divisi in diversi luoghi tra cui la Sicilia. Questa immigrazione forzata ha contribuito al danneggiamento morale dei migranti, pertanto nel 2017 Medici senza frontiere con il Ministero della sanità ha proposto degli strumenti di rilevazione dello stato della salute mentale, oltre che sostegno ai richiedenti asilo anche in Sicilia. Allo screening si presentarono 385 persone e al 50% (ovvero 193 persone) vennero rilevati problemi mentali, quasi tutti i ragazzi erano africani e vennero diagnosticati principalmente:

  • disturbo da stress post-traumatico (31%)
  • depressione (20%).

 

La maggior parte degli stress mentali di cui i migranti erano affetti derivavano da pensieri riguardo alla loro casa in patria, ai loro affetti personali, a violenze subite durante il viaggio, maltrattamenti e altri tipi di violazione dei diritti, paura di ciò che non sapevano su dove stavano andando pertanto torna un concetto fondamentale la migrazione colpisce il subconscio sia prima che durante che dopo. Uno dei problemi che ricopre la società che accoglie i richiedenti asilo è l’integrazione sociale e professionale garantendo così loro un’identità e un lavoro.

 

Per questo sarebbe opportuno implementare strategie per l’attuazione delle politiche che raggiungano l’obiettivo di promuovere e prevenire disturbi mentali. Questo significa fornire risorse per programmi di integrazione sociale. Si esauriscono alla prima generazione ma possono avere ripercussioni fino alla terza generazione. Questo perché i disagi e i traumi subiti dalla prima generazione possono rimanifestarsi fino alla terza generazione causando gli stessi problemi e disagi.

 

Autori: Dario Giamporcaro

Scuola e classe: classe 2^E Istituto Comprensivo “Guglielmo Marconi” Palermo

Insegnante di riferimento: Daniela Conte