La Libia continua ad essere un paese diviso in frammenti e instabile, vittima di una guerra civile, che comporta difficoltà, oltre che per i civili libici, anche per i migranti, soprattutto per quelli intrappolati nei centri di detenzione in aree affette dal conflitto in corso.

Oltre alla guerra, nel Paese continuano le violenze e gli abusi nei confronti dei migranti, sottoposti a detenzione arbitraria, tortura e riduzione in schiavitù. Attualmente, la Libia non può essere considerato un Paese sicuro e i trasferimenti o i rimpatri di migranti, soprattutto se minorenni, nel Paese, condotti dalla guardia costiera libica o da qualsiasi altra autorità, li espongono ad inaccettabili violazioni dei diritti umani fondamentali. Il racconto di alcuni migranti: “Eravamo appena tornati da Lampedusa, dove avevamo partecipato alle iniziative promosse nell’ambito della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, per ricordare le centinaia di persone annegate il 3 ottobre, l’11 ottobre del 2013 e le migliaia morte in questi ultimi 6 anni nel Mediterraneo, soprattutto centrale, per aver alla ricerca di un futuro migliore, lontano da guerre, povertà estrema e da torture”. Le parole scorrono come fiumi e gli occhi grandi di A. sono pieni di lacrime trattenute. “Qualche volta, mentre gli altri parlano, la mia mente si allontana e rivedo davanti a me il mare e quei momenti terribili. La notte mentre dormo mi sento soffocare, sono giù in fondo al mare e sto per annegare. Qualche giorno fa mentre dormivo ho urlato forte: stiamo morendo! Stiamo morendo! Un amico sudanese mi ha svegliato, ha provato a spiegarmi che eravamo salvi, che eravamo a Pozzallo ma io non potevo crederci. Mi ha accompagnato a fare una passeggiata, mi ha aiutato a capire che non ero in mare, non stavo morendo, io non riuscivo a crederci”.

A. ci racconta anche dei minuti precedenti il salvataggio della Open Arms: “Se fossero arrivati solo 15 minuti dopo, saremmo morti. Eravamo tutti in acqua e ci eravamo arresi alla Morte”. I racconti dei 20 giorni di incertezza sulla nave di salvataggio sono vividi e traumatici in parecchie delle testimonianze che raccogliamo. “Senza bagno, senza coperte, dormire a terra tra l’acqua e il cielo. Troppo difficile!” prosegue A. “Da quando sono sceso dalla nave Open Arms non sono più la stessa persona, il battito del mio cuore è cambiato, ho dolori alla schiena e in tutto il corpo, le immagini del passato non mi lasciano”. Affidato la loro vita a trafficanti senza scrupoli, non avendo altre alternative. Medici senza frontiere: “Il Covid-19 non faccia dimenticare migranti. Dopo gli eventi di Pasqua nel Mediterraneo centrale, che hanno visto imbarcazioni in pericolo lasciate senza soccorsi e il porto negato a 200 persone salvate da due navi umanitarie“, Medici senza frontiere “Si appella ai governi europei perché il Covid-19 non diventi motivo per abdicare ai propri obblighi di salvare vite e perché rimuovano gli ostacoli che impediscono alle navi umanitarie di operare”.

Dialoghi di vita buona - testimonianze di alcuni migranti

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"Siamo Noi" - La testimonianza di Mohamed, migrante

La testimonianza di Mohamed, migrante. Siamo Noi del 6 novembre 2014

di Sara Ulisse, Gabriele Mancia, Luigi Mastrostefano, Lorenzo Campobassi, Liceo Scientifico Savoia Benincasa 1°Bs