Agli occhi di un bambino sono i nuovi supereroi. Sono i medici, infermieri ma anche psicologi che hanno affrontato nelle mille difficoltà un esserino invisibile, il Covid-19.

Un nemico reale e purtroppo ancora attuale. Sono loro che nello svolgere il loro lavoro hanno dimostrato una straordinaria umanità superando i limiti e la stanchezza di chi combatte contro qualcosa che corre senza tregua. Lo hanno fatto per noi, in ogni tempo e luogo. Ed oggi sono tornati alla ribalta perché meritano attenzione. Lo meritano a partire dagli occhi di un bambino il cui immaginario resterà impresso nelle generazioni a venire grazie anche all'omaggio di Banksy nell'ospedale di Southamptons e alle mille sirene delle Forze dell'Ordine che hanno suonato per loro.
Quando ero bambina, associavo la parola “supereroi”, a coloro che con i loro poteri sconfiggevano i “cattivi” nei miei cartoni animati preferiti. Da allora di tempo ne è trascorso e oggi, al tempo del Coronavirus, alla parola “supereroi” si associa a medici, infermieri, ma anche psicologi, che con le loro “armi di semplici uomini”, ci stanno salvando la vita.

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Non si tratta di un mondo fantastico e immaginario, ma di “gente vera” che combatte senza sosta con gli unici strumenti che ha: il cuore, la mente e quella passione per un lavoro, che va oltre ogni cosa.
Un'infermiera con tanto di mantello proprio come i supereroi di ieri, Batman e Superman. E' questo il giocattolo che innalza sognando un bambino. Un tributo di Banksy a medici ed a infermieri. Sono loro infatti gli uomini e le donne in prima linea che hanno messo in secondo piano se stessi e le loro famiglie, per dedicare ogni lacrima, ogni forza a tutti quelli che hanno avuto bisogno. Lo faranno ancora: tenderanno la mano a quei malati che ripongono in loro le proprie vite, le loro speranze, i loro sogni. Si sono vestiti da supereroi, anzi astronauti, ma sotto a quelle tute spaziali tra occhiali e mascherine sembrano “tutti uguali”, se non fosse per quel nome “tatuato” con un pennarello sulla tuta. Se non ci fossero loro a rischiare ogni giorno la loro vita per salvare le nostre, lottando contro il “male” o il Covid s’impadronirebbe dei nostri corpi, non dandoci scampo! I nuovi supereroi soffrono: hanno i volti segnati dai lividi di mascherine, corpi madidi di gocce di sudore grondanti dai camici, senza parlare delle privazioni essenziali come il bere o l'andare in bagno, una volta vestiti, per ore ed ore. Parliamo di una delle prime testimonianze affidate ai social da una giovane infermiera poi rimbalzata su Repubblica: Alessia Bonari.
I supereroi dei nostri tempi hanno volti umani; stanchi psicologicamente e fisicamente. E' la loro umanità che rende li rende speciali: come noi hanno paura. Nonostante tutto continueranno a svolgere il lavoro che amano, a prendersi cura di chi è stato contagiato. Tra i malati di Covid-19 vi è la storia di Maria raccolta da Medici Senza Frontiere: grazie anche al loro supporto si è evitata la diffusione della pandemia nelle Marche, la mia Regione. Maria che ha fatto la maestra per 40 anni, vedova da 10 e da 4 anni ha deciso di vivere in una struttura per anziani per non pesare sui suoi nipoti e che nel dramma della malattia non ha potuto neanche abbracciarli. Gli operatori sono stati la sua “famiglia”: si sono presi cura di lei, sono stati la cura del corpo e del cuore. Sono loro quelli con il giubbetto con “l'omino che corre”, un simbolo che Maria ha riconosciuto subito non senza emozione. L'emozione riflessa negli occhi di Mariacarla di MSF: “Mi è uscito il sorriso dagli occhi, incontenibile, fuori dalla mascherina”. “Vi conosco – ha gioito l'anziana maestra - voi siete i Medici Senza Frontiere! Sono una vostra sostenitrice e leggevo sempre le lettere che mi mandavate a casa. Ora purtroppo con i miei occhi non posso leggere più ma lo so tutto il bene che fate in tutto il mondo”. E' per tante storie come Maria che diciamo grazie a tutti i supereroi del Covid-19. Un grazie anche a tutti quei bambini che li porteranno nei sogni e, magari un giorno, faranno di questo sogno una professione.
Di fatto non l’avremmo mai voluta giocare questa partita, ma il virus ci ha tirato in campo! Tutti colpiti allo stesso modo: un virus che non fa distinzioni né di classe, né di sesso, né di colore della pelle. Siamo provati e tesi in questa finale di coppa del mondo, che riguarda tutti, tutto il pianeta! Oltre 70 solo considerando i paesi in cui si è esteso l'intervento di Medici Senza Frontiere tra Europa, Africa, Medio Oriente, Asia, Oceania ed America. Ora cercheremo di colpire forte questo Coronavirus prima che lui colpisca tutti noi; non sappiamo quanto tempo ci vorrà per combatterlo, quante vite perse in questa battaglia. Siamo consapevoli che dobbiamo rispettare l'avversario, senza sottovalutarlo. Prima regola da seguire: restare uniti, non isolati. Ora abbia inizio il secondo tempo di questa importante partita! Qualcuno è già caduto nella “sua rete”, ma rispettando le norme ce la faremo! Ci vuole gioco di squadra, non pensare alle feste, alle cene, agli abbracci, ai viaggi che noi ragazzi di questa generazione avremmo potuto fare in questo tempo! Loro sono ancora lì: dobbiamo aver pazienza. Sono ancora lì proprio come i medici ed infermieri, i veri eroi di questa generazione. Lotteremo ancora una volta insieme e vinceremo, grazie alla scienza e ad una parola che troppo spesso dimenticata: umanità. Saremo insieme per la persona più indifesa fino a quelle in prima linea, proprio come i Medici Senza Frontiere! E allora non possiamo chiudere gli occhi e far finta di non vedere, di non sentire: la tv, la radio, il web ed i social. Gli eroi vanno aiutati, sostenuti o questa partita che ha il sapore amaro di una guerra non potrà mai essere vinta. Infermieri, medici e tutti noi! Non manca molto: faremo goal! Finale: pianeta terra vs Coronavirus! Vittoria!

di Lucrezia Raffaeli, Greta Torbinio, Alice Memè, IIS Galilei di Jesi, 3 A Les